In una sola settimana ben due giudici del Tribunale di Roma, respingendo le richieste di archiviazione ricevute, hanno chiesto un approfondimento delle indagini sulla mancata prescrizione della pillola del giorno dopo da parte di medici operanti in strutture ospedaliere romane. Si tratta dell’ennesima dimostrazione, qualora ce ne fosse ancora bisogno, del fatto che la dichiarata obiezione di coscienza in relazione ad un farmaco non abortivo, ma semplicemente contraccettivo, si risolve in una vera e propria imposizione di coscienza, che impedisce alle donne di affrontare liberamente le scelte sul proprio corpo e sulla propria maternità. Entrambi i casi risalgono ad alcuni anni fa: da ciò si desume che mentre la giustizia fa il suo corso, con i tempi interminabili che le sono purtroppo propri, centinaia di abusi continuano ad essere perpetrati sulle donne italiane, che si vedono negare la contraccezione d’emergenza presso gli ospedali e le guardie mediche, e sono quindi costrette a mortificanti peregrinazioni per ottenere quello che è a tutti gli effetti un loro diritto.